mercoledì 14 settembre 2011

Il serpentario o segretario (Sagittarius serpentarius J. F. Miller, 1779) è un uccello da preda africano. Ha un aspetto inconfondibile, caratterizzato da un corpo e una testa simili a quelli di un'aquila e lunghe zampe da cicogna. È alto circa 130 cm e lungo 140 cm. 

La testa ha un becco ricurvo, e una cresta di piume. La coda ha due piume centrali oblunghe. Il piumaggio è nero, bianco e grigio. Si trova principalmente nelle praterie e nelle savane dell'Africa subsahariana, dal Senegal alla Somalia e verso sud fino al Capo di Buona Speranza. Non è un uccello migratore. Può vivere a diverse altitudini, dalla costa fino agli altopiani. Nidifica sugli alberi, specialmente sulle acacie, ma passa quasi tutta la giornata a terra. Insieme al caracara, è fra i pochissimi uccelli da preda a non cacciare in volo. Si nutre di insetti, piccoli mammiferi, rettili, uccelli, uova, e occasionalmente di carogne. Alcune fonti riportano attacchi da parte dei serpentari a giovani gazzelle. E' chiamato anche serpentario perché va matto per lucertole e serpenti che uccide usando becco e zampe che sono protette da resistentissime scaglie, altrimenti resterebbe ucciso dai morsi delle sue prede.
E' l'unico rapace che cammina e caccia al suolo e non avvistando la sua preda in volo anche se riposa e nidifica in cima agli alberi.

Tsavo East

lunedì 12 settembre 2011

"Perhaps travel cannot prevent bigotry, but by demonstrating that all peoples cry, laugh, eat, worry, and die, it can introduce the idea that if we try and understand each other, we may even become friends."*
Maya Angelou


grazie a Donatella e Gabriele per aver immortalato i loro giochi con noi...


*Forse viaggiare non può prevenire il bigottismo, ma dimostrando che tutte le persone piangono, ridono, mangiano, si preoccupano e muoiono, si può introdurre l'idea che se cerchiamo di capire l'altro, possiamo anche diventare amici.

domenica 11 settembre 2011

"I baobab prima di diventar grandi cominciano con l'essere piccoli"


Ne Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry il protagonista è preoccupato dal fatto che i baobab crescendo possano occupare tutto lo spazio del suo asteroide…in effetti un esemplare adulto può raggiungere i 20-25 metri di altezza e il diametro del tronco può raggiungere i 7-10 metri! 
Il baobab (Adansonia digitata) cresce quasi esclusivamente in Africa e il suo nome sembra significhi "albero dai mille anni" per la sua longevità o, secondo altre fonti, il nome ha origini arabe e significa "frutto dai molti grani". 


Può vivere anche 2000 anni. La forma del grande tronco sproporzionato rispetto alla chioma lo rende caratteristico e facilmente riconoscibile. E' un albero adatto ai climi aridi, infatti oltre a perdere le foglie nella stagione secca ha un tronco spugnoso capace di immagazzinare acqua (per alcuni grandi alberi si parla di oltre 100 mila litri di acqua). Ha delle foglie palmate, dei fiori tutt’altro che profumati e dei grossi frutti ovoidali grandi fino a 30 cm, che contengono anche 100 semi. L'impollinazione del baobab avviene mediata da una specie di pipistrello. 


Il Baobab è inoltre l'albero sotto la cui chioma sono generalmente costruite, in Africa occidentale, le bantabe, ovvero delle grandi panchine dove ci si riposa, si fa conversazione e soprattutto si sta all'ombra.
 I tronchi più grandi sono scavati e nel loro interno ricavati magazzini, nascondigli, negozi e in qualche luogo perfino un pub.






Del baobab si utilizza tutto ad eccezione del fiore!
Sia da un punto di vista alimentare che fitoterapico: le foglie, sia fresche che secche vengono usate sia come vegetale (a mo’ di spinaci per intenderci) o messe nelle zuppe. La polpa del frutto, ricca di vitamina C, è consumata direttamente o mescolata al latte. Inoltre è usata per produrre bevande tipo limonata da consumarsi ghiacciate. I semi sono usati come addensanti per zuppe, o tostati e mangiati direttamente. Da essi inoltre si ricava l'olio. Addirittura le radici cotte, in caso di carestia, sono considerate commestibili. La corteccia è usata come febbrifugo. Inoltre l'albero è usato anche per la costruzione di strumenti: il legno spugnoso come attrezzo per pulire le pentole, come galleggiante per la pesca, per ricavarne carta o cordame. Inoltre la fibra, molto resistente, secondo la località, è usata nei modi più diversi: per costruire corde per strumenti musicali, cestini o redini per i cavalli. Dalle scorze dei frutti sono ricavati recipienti adatti a contenere liquidi.
 

I molteplici usi del Baobab spiegano perché in Africa quest'albero sia quasi venerato, comunque sempre rispettato. In molte aree il Baobab non viene tagliato mai, è solo la natura a deciderne la sorte.

Volete farvi un rinfrescante succo di Baobab?? Ecco la ricetta!
Ingredienti: 600 g di polpa di frutto di baobab, 1,2 l di acqua bollente (o latte, o metà e metà), zucchero.
Preparazione: Aggiungere la polpa del frutto di baobab in una grande ciotola e aggiungere l'acqua calda (o il latte, a piacimento) e lo zucchero. Lasciare riposare per almeno quattro ore. Durante questo tempo la polpa di frutta molto secca si idrata e verranno fuori i semi e la materia fibrosa del frutto. Lavorare l'impasto energicamente fino a quando l'acqua apparirà come un liquido opaco, di colore marrone chiaro. Filtrate il succo ottenuto attraverso una garza o mussola in una brocca. Refrigerare il liquido e servire freddo!




Quando sarete in Kenya potrete comprare per pochi scellini un bel braccialetto di semi di Baobab! Questo è il mio, ricordo di un ragazzo dagli occhi dolci che me l'ha venduto durante una meravigliosa giornata a Watamu...

venerdì 9 settembre 2011

Pillole di Safari per il vostro Mal d'Africa...

Animals of Kenya Slideshow: Thomas’s trip from Milano, Lombardia, Italia to Kenya was created by TripAdvisor. See another Kenya slideshow. Create your own stunning slideshow with our free photo slideshow maker.

giovedì 8 settembre 2011

"The strength of motherhood is greater than natural laws." 
Barbara Kingsolver


mercoledì 7 settembre 2011

Spiriti nelle tenebre: i mangiatori di uomini dello Tsavo!


Alla fine del XIX secolo, la Imperial British East Africa Company intraprese la costruzione della Uganda Railway, la ferrovia che avrebbe unito il porto di Mombasa all'entroterra ugandese. Nel marzo del 1898 iniziò la costruzione di un ponte sul fiume Tsavo.
Durante la costruzione, una coppia di leoni maschi solitari, senza criniera, iniziò ad aggirarsi intorno al cantiere e ad attaccare gli operai. Gli attacchi avvenivano di notte; i leoni aggredivano gli uomini nelle loro tende e li trascinavano fuori per divorarli.
La costruzione di bomas (i recinti di piante spinose dei Masai) e altri sistemi di difesa non furono sufficienti a tenere i leoni lontani dall'accampamento. I tentativi di catturare o abbattere i felini fallirono, e gli attacchi continuarono per mesi. La frequenza degli attacchi aumentò quasi al punto di causare l'interruzione dei lavori. Stando a quanto raccontato dal Colonnello Patterson, gli operai neri iniziarono a credere che i due leoni fossero spiriti che si opponevano alla costruzione della ferrovia. Lo stesso Patterson, in alcuni passaggi del suo racconto, sembra attribuire caratteri soprannaturali ai due animali, per esempio affermando che erano in grado di resistere in modo straordinario ai proiettili, tanto che il secondo leone morì solo dopo essere stato colpito ripetutamente per dieci giorni consecutivi.
Patterson tentò di uccidere i due leoni usando trappole e piazzandosi di vedetta su un albero, armato di fucile. Riuscì ad abbattere il primo leone il 9 dicembre 1898, e il secondo tre settimane dopo. Quando i due leoni morirono, avevano ucciso 135 operai. Nel 1924 Patterson vendette le pelli dei due leoni al Field Museum di Chicago, dove sono conservate ed esposte ancora oggi.
Secondo gli studiosi, le linee generali della vicenda raccontata da Patterson (i due leoni che attaccavano gli operai della ferrovia) sono veritiere, mentre molti dettagli sono romanzati. Gli studiosi ritengono che il numero delle vittime sia notevolmente inferiore a quello riportato da Patterson (il numero di uomini divorati dovrebbe scendere a 35, escludendo quelli uccisi ma non divorati) e che lo stesso fenomeno non sia da considerarsi così eccezionale come l'ingegnere britannico lo dipinse: i leoni della regione dello Tsavo avevano probabilmente iniziato a predare gli uomini prima del 1890, e continuarono forse fino agli anni '40.
Sono state avanzate numerose ipotesi sui motivi che possono aver spinto i leoni di Tsavo a predare l'uomo in modo così sistematico. Uno dei fattori predominanti potrebbe essere stata l'epidemia di peste bovina degli anni 1890, che decimò la popolazione delle prede preferite dai leoni della zona (zebù e bufali). Con la carestiache seguì, anche la popolazione umana locale fu gravemente colpita da fame e vaiolo, ed è possibile che i leoni abbiano iniziato a familiarizzare col sapore della carne umana divorando cadaveri. Anche il traffico di schiavi può aver contribuito alla disponibilità di cadaveri umani: si stima che ogni anno oltre 80.000 persone morissero di stenti nelle carovane dei mercanti di schiavi che transitavano nella zona.Wikipedia
Dalla vicenda sono poi stati tratti due film:






Comunque siano davvero andate le cose, non abbiate timore...gli odierni leoni dello Tsavo si godono sornioni il loro splendido Parco, e l'unica caccia in cui il viaggiatore può impegnarsi è l'avvistamento di un bel branco mimetizzato nel bush...come questo!!



martedì 6 settembre 2011

"Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso"
Nelson Mandela


Marafa - Hell's Kitchen: tra leggenda e verità!


Dalla Lonely Planet: In qualunque altro luogo della terra questo fenomeno geografico avrebbe attratto intere famiglie per le vacanze e avrebbe favorito il sorgere di una schiera di centri commerciali nelle vicinanze. Invece la depressione di Marafa, chiamata anche Hell's Kitchen, ("cucina dell'inferno") o Nyari ("il posto che si rompe da solo") è il sito più sottovalutato della costa (se non di tutto il Kenya)". "Andare a Malindi e non visitare la Depressione di Marafa - come fanno molti- è come andare in Arizona e tralasciare il Gran Canyon". Una bella leggenda accompagna questo luogo. La leggenda vuole che "una ricca famiglia teneva in così poco conto l'immensa ricchezza che possedeva che faceva il bagno nel prezioso latte prodotto dal bestiame. Dio si adirò per questi eccessi e fece sprofondare sotto la terra la tenuta della famiglia. Le pareti rosse e bianche della Depressione di Marafa portano i segni del latte e del sangue della famiglia. La spiegazione scientifica? La Depressione di Marafa è un blocco di arenaria distinto dal punto di vista geologico dalla roccia circostante e maggiormante soggetto all'erosione causata da vento e pioggia."  L'entrata è gestita da una Cooperativa locale, che forma le ottime guide e contribuisce al sostentamento dell'omonimo villaggio. Thomas e i suoi collaboratori potranno organizzarvi l'escursione.




lunedì 5 settembre 2011

Venditori di carbone


L'uomo non trionfa mai del tutto, ma anche quando la sconfitta è totale quello che importa è lo sforzo per affrontare il destino e soltanto nella misura di questo sforzo si può raggiungere la vittoria nella sconfitta. 
da "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway

domenica 4 settembre 2011

Abbi cura della terra e dell'acqua: non ci sono state donate dai nostri padri, ma prestate dai nostri figli.

(proverbio dei pastori nomadi del Kenya)



giovedì 1 settembre 2011

Pronti a partire con noi??? Il Kenya non vi deluderà!!


Tempo di novità!! Ecco il nuovo logo dell'Agenzia! Thomas Tours & Safaris ha pensato di rendere ufficiale e riconoscibile la propria "orma nella savana". Chi arriverà attraverso questa orma a scovarci e poi sceglierci tornerà a casa con il cuore pieno di emozioni...


martedì 30 agosto 2011

Maria Elena Conicella da Facebook:

Tramonto allo Tsavo




Leggilo su Facebook!!
Ciao Thomas, siamo tornati in Italia con un mal d'africa che non si può più curare! Grazie dello splendido safari e saluta Simba da parte nostra! 

Jambo jambo!
Maria Elena e Giandomenico

Marco Bozzi sulla Bacheca di Thomas Mboya:

La baia di Watamu al tramonto...
Le grandi persone si vedono nel momento del bisogno.....dovevo partire domani ma per gravi problemi familiari ho dovuto annullare tutto ma grazie all'aiuto di un vero professionista come Thomas sono riuscito a riprogrammare una nuova partenza......grazie Thomas. Un consiglio a tutti quando pensate al Kenya prima di tutto pensate a Thomas e contattatelo, sicuramente saprà farvi innamorare della sua terra (con me l'ha fatto l'anno scorso) e non vi deluderà facendovi apprezzare la vera Africa e non quella commerciale dei tour operator europei.......serietà e affidabilità per Thomas sono due MUST. 
Asante sana a tutti e vi auguro di ammalarvi come è successo a me.
Gli elefanti dello Tsavo East









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mercoledì 24 agosto 2011

THOMAS MBOYA E LA SUA AGENZIA DI SAFARI LA THOMAS TOURS & SAFARIS!

DA FACEBOOK Francesco Bufalini ha scritto:
 "Jambo Thomas"
è stato un grande piacere conoscerti e conoscere tutte le persone che abbiamo incontrato in Kenya.

Asante sana, spero di rivederti presto!"
Francesco.







DA FACEBOOK Donatella Saccone ha scritto:


Caro Thomas, ci dispiace molto di non essere riusciti a salutarci.
Ti volevamo ringraziare per la perfetta organizzazione di tutte le escursioni, che hanno reso la nostra vacanza davvero speciale.
Pozza d'acqua al Voi Wildlife safari Lodge


 Lavori con dei ragazzi fantastici. Non ci dimenticheremo mai di te, di Jally e di Benzi!!! Speriamo di rivederti presto! Per qualsiasi cosa di cui dovessi avere bisogno dall'Italia, non esitare a contattarci.

Un abbraccio ed un saluto a tutti voi,


Donatella e Gabriele






THOMAS ASPETTACI CHE TORNIAMO PRESTO!!.....

Simona Scarano ha scritto su FACEBOOK.:



Fratello Thomassssssss!!! Non facciamo altro che pensare al Kenya, alla sua bellissima gente, all'avventura degli animali della savana, al mare, ai profumi dell'aria...dimmi dottore sono questi i sintomi del mal d'Africa??? ♥ ♥ ♥
A tutti i rafiki in partenza per Watamu: sarà bellissimo e ci lascerete il cuore! Fidatevi di Thomas, lui farà di tutto perché vi sentiate tranquilli e possiate godere al massimo di una vera esperienza di vita.

Watamu è un posto in cui immergersi nei ritmi africani più autentici, nei sapori e colori dai contrasti forti.

Sorridete ai bambini perché loro lo faranno per primi, salutate i venditori di samosa perché loro lo faranno per primi, sentitevi parte di quel meraviglioso popolo perché loro per primi vi considereranno tali...


Thomas aspettaci che torniamo presto presto!! Busu"


Simona Scarano


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martedì 9 agosto 2011

"Thomas Tours & Safaris" - Una delle tante recensioni pubblicate su "Tripadvisor"

Ciao a tutti, mi chiamo Valentina e sono di Milano, sono da poco rientrata dal Kenya,Watamu, con il magone e sotto l'effetto del classico mal d'Africa...


Quest'anno ho deciso di partire da sola e per questo motivo ho deciso di soggiornare in uno dei tanti Resort di Watamu (al Twiga Beach); nulla da dire sulla struttura che è risultata essere molto pulita ed accogliente ma non era ciò che cercavo in questa vacanza...certo ,il Resort, appena sono arrivata,mi ha mostrato tutte le escursioni che avrei potuto fare con loro (con un prezzo decisamente alto...) in massima sicurezza. So bene come funzionano queste cose, non è la prima volta che viaggio, soprattutto in Africa e con gli hotel non mai fatto escursioni...


Dopo la "simpatica" spiegazione delle varie escursioni da parte dello staff del resort mi sono sentita decisamente persa e convinta che la mia vacanza in Kenya si sarebbe risolta a bordo della piscina del Resort a leggere i miei libri...ma non mi sono fatta prendere dallo sconforto (il Kenya desideravo vederlo da anni...) e così ho deciso di attivarmi: ho conosciuto un gruppo di persone che si sono appoggiate ad un'agenzia esterna per tutte le escursioni: l'agenzia THOMAS TOURS & SAFARIS di Watamu. Insomma, da quella mattina è iniziata la mia vacanza e, se anche per pochi giorni, grazie a Thomas e ai suoi collaboratori ho scoperto il vero Kenya!

La sua professionalità, il suo cuore grande e la sua immensa simpatia mi hanno fatto amare ancora di più il Kenya e la sua realtà, tanto da tornarci il prima possibile!

Cos'altro dirvi...vi prego, se avete intenzione di fare un viaggio in Kenya, non fermatevi alla realtà dei villaggi e dei resort, guardatevi intorno e non esitate a contattare Thomas, anche direttamente dall'Italia, vi organizzerà la vacanza che avete sempre sognato!


Vi lascio qui di seguito il suo indirizzo web: www.thomasmboya.webs.com
Hakuna Matata.


Jambo a tutti.
Valentina

giovedì 4 agosto 2011

Nostalgia...

Ciao Thomas!!! E' solo un giorno che sono tornata a casa e già mi sento male...
Grazie di tutto! Mi sono innamorata della tua terra e della sua gente...e tu sei davvero meraviglioso!!!!
Ahhhhhh, voglio tornare a Watamu!!!! 
Bacione

Valentina Distefano

Jambo Grande!

Jambo Grande ! Vogliamo ringraziarti per la breve ma intensa esperienza che ci hai fatto fare. Abbiamo visto paesaggi fantastici e conosciuto persone eccezionali.
Siamo appena arrivati a casa ma vorremmo partire di nuovo!
A presto un grosso bacio.



Mario, Maria e Davide

martedì 2 agosto 2011

Grazie rafiky...

CHE BELLO rafiky
sentire che siete tornati in Italia tutti malati d'africa!!! allora ritornate vero???
Solo cosi' si po' avere medicina per curare....
Mandatemi le foto per il mio blog! e asante sana a tutti vi abbaccio forte!!!!

Jambo Thom

Ottima organizzazione


Ciao Thomas, 
siamo appena rientrati a Roma dopo un magnifico safari di 4 giorni (tsavo est-tsavo ovest e amboseli) con Julius. 
Ci ricorderemo della impeccabile organizzazione e della professionalità con i quali ci hai organizzato il safari. Continuerò a farti la pubblicità che meriti. Spero che tutti capiscano l'importanza di organizzare un safari con un'agenzia kenyota al 100% piuttosto che rivolgersi alle agenzie straniere.

Lavinia